Siamo nel 2000. La tranquilla vita di Joan Stanley viene bruscamente sconvolta dall’MI5, il servizio segreto inglese, che l’arresta con l’accusa di spionaggio e l’aggravante di alto tradimento della Corona.

L’anziana signora è imputata di aver consegnato segreti militari all’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra mondiale. L’attenderà un lungo e difficile interrogatorio, che metterà a nudo la vera identità di Joan e gli innumerevoli motivi che la spinsero a compiere quei gesti, di primo acchito, insensati.

La sceneggiatura,  attraverso un flashback, ci porta nel 1938 nella località di  Cambridge dove Joan, studentessa di fisica, si innamora di Leo Galich, ebreo comunista russo-tedesco. Il giovane cambierà per sempre il pensiero di Joan, non solo aprendole il cuore a forti sentimenti, ma anche facendole vedere tutto il mondo da un inedito punto di vista.

ATTESA DELUSA

Red Joan è un film molto atteso che mi ha lasciata delusa. La sceneggiatura, invece di approfondire le varie personalità dei personaggi, si limita a tratteggiarle in modo grossolano.

Per una precisa scelta stilistica, penalizzando in questo modo la pellicola, gli avvenimenti che narrano il tempo attuale mostrano esclusivamente l’interazione tra Joan (Judi Dench) e Nick (Ben Miles), quest’ultimo nella doppia veste di figlio ed avvocato della protagonista, nonché personaggio deputato ad interpretare il punto di vista dello spettatore.

La scenografia risulta così claustrofobica, perché girata esclusivamente negli interni della residenza di Joan e delle sale destinate agli interrogatori. La difesa dell’ex agente Joan sembra che abbia l’unica funzione di spiegare, in modo accorato, le motivazioni dei gesti della Joan che viveva ai tempi dell’orribile Seconda Guerra Mondiale.

Il regista Trevor Nunn non riesce a far trapelare il ventaglio di emozioni e di atroci dubbi che Joan subì durante quei difficili anni di guerra. Non leggiamo sul suo volto dilemmi interiori, ma siamo più portati a supporre che le sue scelte fossero indotte da fragili e banali cause sentimentali.

ANACRONISMO STORICO

Le motivazioni storiche che l’anziana Joan fornisce nel presente non convincono poiché, senza anticipare nulla allo spettatore, si basano su presunte conoscenze del quadro geopolitico mondiale durante il periodo della Guerra Fredda che la protagonista negli anni quaranta non avrebbe mai potuto prevedere.

La debolezza di questa sceneggiatura inglese, sta forse nella voglia di gestire la trama come se fosse uno spettacolo cinematografico in stile americano (ma privo di qualsiasi dinamicità nella trama), con tanto di finale aperto e votato alla speranza.

Il  discorso politico esula dall’arringa della protagonista, arringa che si ciba di raffazzonate cause dettate dall’amore: nel frattempo lo spettatore attende, invano, che il ritmo della pellicola si rinvigorisca.

Il film tenta una critica al maschilismo che pervade la cultura dell’epoca; il tema della donna svalutata e secondo molti priva di grandi capacità intellettive, viene trattato con superficialità e reso in modo da suscitare più ilarità che indignazione. In definitiva viene a mancare così un’analisi approfondita della società dell’epoca.

La stessa storia, del resto, porta lo spettatore ad individuare nella protagonista il prototipo della superficiale segretaria che si fa raggirare sentimentalmente dallo scaltro bellimbusto approfittatore e dalla sua complice. L’agente segreto inglese dotato di grande carattere e pronta a dare un altro volto alle sue idee, svanisce così con i titoli di coda del film.

COMMENTO
Red Joan è un film da vedere se amate le ambientazioni storiche e le spy story, ma soprattutto se apprezzate uno stile registico teatrale. Da premiare i costumi di Charlotte Walter, che fa un lavoro eccelso vestendo in maniera accurata la protagonista nelle varie epoche della storia e della sua evoluzione personale. Quello che rimane impresso del film è l’interpretazione di Judi Dench, che da sola regge la parte della pellicola che tratta il presente, donando così in qualche modo profondità e spessore anche al personaggio della giovane Joan, interpretato dalla collega Sophie Cookson, molto più presente sullo schermo, ma scevra di incisività rispetto alla Dench. Gli interpreti maschili non sono sgradevoli nella loro recitazione, ma non riescono a lasciare il segno davanti alla cinepresa.
6.5
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A 17 anni le sere d’estate possono essere lunghe, così ci si imbatte nel Fuori Orario di Rai 3: “Because the night” cantata da Patti Smith attira e così inizia il Decalogo di Kiewslowki trasmesso a puntate: un Comandamento a notte. E questo cos’è? Ghezzi mi risponde Cinema. Ecco cosa farò da grande! E per sprofondare meglio nello schermo, si finisce per occuparsi di tutto l’audiovisivo: pubblicità (Blade Runner da dove viene?), trailer e il mondo dei social media.

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