Siamo in Russia. Artyom ed Anna sono una coppia sposata con un legame ben saldo fatto di amore, tenerezza e reciproca fiducia.

I due amano tenersi mano nella mano e spalleggiarsi a vicenda, soprattutto quando, impugnando un’arma ed un coltello, devono vendere cara le pelle davanti ad una schiera di orribili bestie mutanti.

Oramai lo avrete capito bene, questo incipit non si rifà ad un ennesimo film sentimentale più o meno riuscito, ma racconta una storia d’amore ambientata nel 2036, in una terra devastata da un’assurda guerra nucleare.

Un racconto virtuale che vede due amanti cercare di coronare un sogno d’amore all’interno di una metropolitana, unico luogo in cui due esseri umani possono respirare con i propri polmoni e senza l’ausilio di maschere a gas, e proprio per questo permettere alle loro labbra di unirsi in un lungo bacio.

Artyom ed Anna, vi dichiaro marito e moglie nella nuova avventura di 4A Games: Metro Exodus.

ADDIO ALLA METRO, BENVENUTA LIBERTA’

La serie di Metro, ispirata alla saga letteraria scritta da Dmitrij Gluchovskij, è composta, per ora, da tre episodi differenti. Tutti e due, tranne l’ultimo capitolo Metro Exodus, mettevano il giocatore al centro di un articolato racconto videoludico ambientato dentro oscuri e pericolosi ambienti della metropolitana.

Come già indicato nella prefazione, una orribile guerra nucleare non permette più agli esseri umani di respirare liberamente, a causa dell’alto livello di radiazioni presenti nell’aria.

Proprio per questo il nuovo habitat umano è rappresentato da lugubri ambienti che prima erano usati per i mezzi di locomozione metropolitani russi. L’aria qua è respirabile, ma la luce del sole purtroppo resta un dolce ricordo.

Ma Artyom, indomito soldato che fa parte della truppa degli Spartan Rangers, è assolutamente convinto che fuori ci siano ancora posti che possano offrire aria pulita ed una vegetazione rigogliosa.

Parole che suonano come una terribile fantasia agli occhi dei suoi commilitoni. Ma sua moglie Anna ha piena fiducia in suo marito, e decide di lasciare la metro assieme a lui. Anche i suoi compagni li seguiranno. Dopotutto Artyom non è di certo un tipo d’uomo che metterebbe in pericolo la vita di sua moglie solo per sciocche ed irreali convinzioni.

UN AMBIENTE OSTILE

Là fuori il mondo sembra, di primo acchito, sempre lo stesso. Ma quando gli occhi si abituano alla luce di un sole malato dalle radiazioni il panorama appare desolato: l’acqua torbida non riesce nemmeno a riflettere le ombre dei soldati. La luce sembra abbia un altro colore a contatto con i veleni di una guerra atomica.

E poi ci sono le creature: enormi, mosse dall’istinto più violento e forte che ci sia: la fame. Artyom ed i suoi compagni rappresentano una enorme riserva di carne fresca per lupi famelici ed esseri umani che somigliano di più a zombie che a uomini.

Per fortuna siamo armati in modo opportuno: ogni nostra arma potrà essere potenziata oppure assemblata in diversi modi; il marchio di fabbrica della serie Metro, che nel capitolo Exodus riesce ancora di più a sbalordire il giocatore con creazioni fantasiose ed opportune per scongiurare la continua minaccia mentre solchiamo chilometri virtuali alla ricerca di un posto migliore che possa essere finalmente chiamato casa.

COME NELLA REALTA’

Metro Exodus cerca (e vi riesce) di calare il giocatore in una situazione realistica tramite alcuni accorgimenti. Non si tratta del classico first person shooter in cui dovremo preoccuparci solo di collezionare uccisioni e punteggi astronomici: in Metro Exodus ogni arma potrà incepparsi e soprattutto danneggiarsi se non verrà pulita a dovere.

Anche la nostra luce portatile, che spesso rappresenterà l’unica possibilità di squarciare le paurose tenebre, è un attrezzo munito di una batteria che dopo qualche minuto dovrà essere ricaricata a mano.

E non è finita qui: se la nostra maschera a gas si danneggia, sarà sempre cura del giocatore apporre un vistoso cerotto adesivo per far si che l’aria irrespirabile non soffochi Artyom. Piccoli gesti, non invasivi né troppo complessi da gestire, che rendono però la nostra esperienza più veritiera e coinvolgente, come quando davanti a noi troveremo immense ragnatele che rallenteranno il nostro passo. Un comodo accendino potrà bruciarle repentinamente.

UCCIDI, MA SILENZIOSAMENTE

Il gioco incentiva l’esplorazione, ma non solo. Saranno molteplici le minacce da affrontare a viso aperto, con o senza maschera a gas. Mutanti, mostri e creature acquatiche terribilmente violente. Ma anche esseri umani. Quelli saranno i più pericolosi.

I briganti da affrontare saranno i più difficili da stanare, perché spesso organizzati in gruppi di grandi numeri ed anch’essi armati di tutto punto.

In queste situazioni si richiede un approccio più silenzioso, quello che da anni amiamo chiamare “stealth”. In queste fasi purtroppo traspare l’unico, piccolo e grande, difetto del gioco. L’intelligenza artificiale dei nemici è deficitaria.

I nemici umani si muovono in maniera poco credibile a volte, ma soprattutto potrà capitare che non riescano a vederci ad un centimetro dalla loro vista virtuale.

Situazioni che tolgono una buona dose di realismo, ma che non hanno la capacità di compromettere una esperienza generale decisamente degna di nota.

UN’AVVENTURA DA VIVERE IN SINGLE PLAYER

In un mercato quasi affollato di giochi che prevedono un incessante multiplayer da vivere online assieme a giocatori di tutto il mondo, i programmatori di 4A Games prendono una strada differente e continuano ad investire in un videogioco che non prevede alcuna modalità multiplayer.

Metro Exodus è un racconto (video) ludico da vivere in solitaria, o quasi. Sebbene manovreremo solo Artyom durante il gioco, moltissimi personaggi non giocanti faranno parte di questo romanzo d’azione virtuale.

A partire da nostra moglie Anna, alla quale Artyom non mancherà di dimostrarle il suo amore con carezze e svariate effusioni, anche i nostro compagni d’armi in molteplici situazioni scambieranno con noi diverse chiacchiere, non solo destinate all’organizzazione delle missioni in corso, ma anche riguardo il nostro stato d’animo generale oppure per allietarci con qualche canzone scaccia tristezza.

Metro Exodus, insomma, è un gioco che non lesina nel rappresentare una sceneggiatura che prevede centinaia di dialoghi, che possano aumentare l’immersione del giocatore nel canovaccio avventuroso.

OPEN WORLD? SI, MA CON RISERVA

In molti, sapendo che il terzo episodio della serie Metro abbandonasse i luoghi chiusi della metro in favore del mondo esterno, hanno pensato che i programmatori 4A Games volessero dotare il terzo episodio del loro franchise di un gameplay votato all’open world.

Così non è stato. Il gioco permette di girovagare liberamente per la mappa, ma quest’ultima presenta sempre una delimitazione naturale agli spostamenti in atto.

Tutto questo si traduce in una giocabilità che adotta un gameplay ad ampio respiro riguardo le deambulazioni virtuali, sempre però con una comoda mappa sottomano che possa sottolineare i luoghi di interesse e soprattutto quelli più importanti ai fini della missioni in atto.

Una scelta lodevole, che riesce a non esacerbare il giocatore ramingo che vorrebbe concentrarsi (anche) sulla trama del gioco, senza che debba perdersi in chissà quale zona del mondo che poi potrebbe essere indifferente ai fini del proseguo del gioco principale.

TECNICA GRAFICA

Il punto di vista tecnico di Metro Exodus è lodevole, ma richiede ingenti risorse per essere goduto con tutti gli orpelli grafici che i programmatori hanno inserito durante la gestione del gioco. Riguardo le versioni per console, in questo caso sarebbe ideale possedere una Playstation 4 Pro oppure una Xbox One X per godere al meglio di un motore grafico che durante le battaglie in luoghi aperti è particolarmente esoso in termini di performance.

Anche gli utenti PC non potranno godersi il gioco a 60 FPS con i dettagli ultra tanto facilmente: una scheda grafica recente è sicuramente richiesta assieme ad una buona scorta di RAM.

Ma non c’è da disperarsi: anche sotto un basso profilo grafico, Metro Exodus riesce ad  impressionare grazie ad una fotografia che non riesce a celare il sentimento malinconico ed affranto che spesso attanaglia la squadra degli Spartan Rangers: uomini duri ma che non hanno abbandonato la loro profonda umanità.

COMMENTO
Una presentazione del gioco cinematografica quanto riuscita: fin dalle prime schermate Metro Exodus esprime pienamente una grande caratterizzazione della storia che si prefigge (e vi riesce pienamente) di emozionare il giocatore nei panni di Artyom. Un uomo duro questo Artyom, ma anche profondamente umano nell’amore che prova per Anna ed il profondo cameratismo che esprime verso i suoi amici commilitoni. Proprio l’equilibrata e realistica caratterizzazione psicologica dei personaggi è il vero fulcro del successo di questo gioco, che riesce a far calare il giocatore negli scomodi e pericolosi panni virtuali del protagonista del gioco. Il gameplay vuole coinvolgere il giocatore con sparatorie ma anche con situazioni in cui sarebbe meglio non farsi notare. In questo caso si nota il vero difetto di Metro Exodus: una intelligenza artificiale dei nemici molte volte sotto tono. Poco male, ma una notizia che potrebbe far venire il mal di pancia a tutti quelli che pensano che l’intelligenza artificiale sia molto importante in un videogame. Ma non si rattristino: Metro Exodus non è un gioco in cui dovremo solo sparare ed uccidere. Tutt’altro. Qua si racconta una storia, e che storia! Con buona pace di tutti coloro che amano solo scannarsi in dannate fasi multiplayer online.
8.8
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".

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