Flight

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Whip Whitaker (Denzel Washington) è un pilota d’aerei, ovvero una di quelle persone che fisicamente, e soprattutto intellettualmente, devono essere sempre vigili e pronte ad eventualità spiacevoli durante i suoi viaggi tra le nuvole.

Un mattino di autunno il suo aereo parte da Orlando, ed  una violenta turbolenza rende il tratto di volo difficile da gestire.

Il problema, però, è tutt’altro, perché un guasto meccanico fa si che l’aereo perde quota e stia per schiantarsi a terra.

Whip riesce a salvare quasi tutto l’equipaggio, compiendo manovre in aria quasi impossibili da concepire a mente fredda.

Quest’uomo diventerà un eroe, ma solo per l’opinione pubblica, perché i suoi brutti vizi, come alcool e droga, lo metteranno nei guai con la legge.

“Flight” è l’ultimo film di Robet Zemeckis, e racconta una storia fatta di un eroe umano, pieno di zone buie dentro la sua vita, come un matrimonio fallito per la sua deplorevole condotta di vita e per le decine di bicchieri di alcool che consuma ogni giorno.

Il film, nei suoi 139 minuti di visione, descrive la genesi di un pilota eroe della massa, ma che cerca di non farsi incolpare per omicidio colposo dalla legge dello stato, che non prevede un atto di eroismo come giustificazione al suo modo di vivere fatto di serate in preda ai fumi dell’alcool e della droga.
D’altronde è sua la responsabilità di centinai di vite umane sul suo aereo…

Il ritmo del film si trascina lentamente fra il consumo di un bicchiere di birra e di altra bevanda alcolica, unita al fumo di tante sigarette e qualche grammo di cocaina.

Whip è un uomo distrutto, quasi sempre addormentato o ubriaco, che fa la conoscenza della tossica Nicole (Kelly Reilly), colei che potrebbe accendere in lui la fiamma della redenzione.

Il condizionale è d’obbligo, perché la sua volontà di autodistruzione imperversa e rischia d’infastidire (e così deve essere) lo spettatore, incredibilmente emozionato per i pochi minuti, eccezionali, in cui viene mostrato il disastro aereo con la maestria propria di un regista come Zemeckis.

Dal film trapelano diversi messaggi, per primo quello che spiega come un eroe senza macchia né paura non esiste. Non deve esistere, almeno in questo mondo, perché siamo fatti di carne ed ossa ed assolutamente imperfetti.

La strada per rendersi conto che la sua vita è distrutta passa per la causa che grava addosso a Whip, che per discolparsi deve addirittura accusare una hostess morta nell’incidente.

La menzogna entra a far parte dei peccati dell’uomo, ma stavolta diventa difficile farsi scudo di una donna morta e per di più innocente.

“Flight” è un film a tratti amaro, con protagonista un Denzel Washington appesantito fisicamente ma sempre capace di far trapelare tutta una serie di sentimenti anche solo tramite il suo sguardo annacquato dal tasso alcolico.

Il film non è di certo un “disaster movie”, e l’incidente è solo l’incipit per raccontare questa storia fatta di tanti errori e di una famiglia con un figlio alle spalle, a cui quasi disgusta la vista del padre.

Un viaggio cinematografico nell’abisso di questo eroe in due dimensioni, perché così appare sullo schermo del televisore. Dietro a quel pezzo di plastica in cui propinano tante storie, la realtà è molto amara per Whip ed i suoi errori lo fanno sprofondare nell’incapacità di risollevare le sorti della sua esistenza.

Un film che riesce anche ad essere provocatorio, mostrando come i media riescano a cannibalizzare la verità e a far apparire cose che hanno una dimensione, ed una gravità,  ben diversa.

COMMENTO
Flight è un film a tratti amaro, con protagonista un Denzel Washington appesantito fisicamente ma sempre capace di far trapelare tutta una serie di sentimenti anche solo tramite il suo sguardo annacquato dal tasso alcolico.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".

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