Serie televisiva tedesca del 2017 prodotta da Netflix, Dark fin dal primo episodio riuscì con successo ad affascinare gli spettatori con una trama misteriosa che mischiava thriller e fantascienza.

Gran parte delle puntate che componevano la prima stagione potevano essere inserite nel genere thriller piuttosto che in quello fantascientifico, con un drammatico incipit che vedeva un bambino scomparire nel nulla, avvenimento che introduceva così le quattro famiglie protagoniste della fiction.

I Kahnwald, i Nielsen, i Doppler i Tiedemann: quattro nuclei familiari che comporranno la complessa trama di Dark, fatta non solo di bambini che fanno perdere le loro tracce, ma anche di viaggi nel tempo attraverso un oscuro passaggio dentro una caverna situata nel bosco della città di Winden.

Viaggi temporali che non avranno la funzione di reinventare il passato per plasmare il futuro, proprio come abbiamo più volte assistito durante innumerevoli film che trattano questa tematica, ma piuttosto per creare nuove identità e legami di sangue.

CERCASI RIASSUNTO DISPERATAMENTE

Quello che serve per affrontare al meglio tutta la complessa sceneggiatura di Dark è un esaustivo riassunto della prima stagione, che possa aiutare i telespettatori che hanno visto l’ultima puntata dello show quasi due anni or sono.

Il pregevole plot di Dark è composto da numerosi personaggi che compongono le rispettive famiglie tedesche coinvolte nel dramma fantascientifico.

Viaggiando nel tempo, che sia il passato od il futuro, ognuno di loro verrà a contatto con il proprio alter-ego, creando tutta una serie di complicati e numerosi collegamenti temporali.

Il concetto di paradosso temporale, che per esempio abbiamo imparato a memoria nella trilogia de Il Ritorno al Futuro di Zemeckis, è assolutamente inesistente in Dark, permettendo di creare inediti incontri fra i protagonisti e tra le loro identità cambiate con il tempo.

Con una sceneggiatura del genere, è innegabile la difficoltà nel riuscire ad orientarsi nella enorme ragnatela di parentele presenti, future e passate che per esigenze di copione plasmano e creano nuovi legami di sangue, nate nel passato e che si riflettono nel futuro.

VIAGGIATORE DEL TEMPO

Mentre nella prima parte della serie TV abbiamo assistito ad una trama che solo nelle ultime puntate dello show svelava l’esistenza della macchina del tempo e la sua funzione, in questa nuova stagione tutti gli avvenimenti ruotano in gran parte attorno al viaggio temporale.

A partire da Jonas, personaggio principale, intento a completare una missione che prevede di visitare epoche distanti decine di anni l’una dall’altra, anche altri interpreti avranno a che fare con la scoperta rivoluzionaria che permette di varcare ere diverse.

Questi continui viaggi permetteranno di conoscere diversi lati psicologici di personaggi che prima d’ora erano catalogati solo come comuni cattivi senza pietà.

La dicotomia buono vs cattivo in Dark è un concetto volubile ed elastico, proprio come il famigerato wormhole che traghetta nel passato e nel futuro i protagonisti.

Atteggiamenti che sembravano essere dettati solo da innata cattiveria, saranno spesso reinterpretati alla luce di importanti avvenimenti, dislocati in un passato che prima non esisteva e che erode innegabilmente precedenti pregiudizi.

FINALMENTE TUTTO CHIARO?

La seconda serie verte su una avvincente scoperta che delinea finalmente le (mutevoli) identità dei protagonisti. Si svelano alcuni misteriosi personaggi che erano stati lasciati in sospeso alla fine della prima stagione come, ad esempio, la signora anziana dai lunghi capelli bianchi.

In questa seconda parte della serie televisiva viene tracciato meglio il ruolo del protagonista Jonas, che non è l’unica guest star. In Dark, difatti,  tutti i personaggi rivestono un ruolo principale, dal momento che ognuno di loro contribuisce a influenzare le vie del destino temporale che, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di essere dominato.

Un riconoscibile effetto sonoro al cambio scena ci fa capire che l’epoca è cambiata;  questa trovata ci aiuta negli innumerevoli salti temporali da seguire, spesso esplicati con un montaggio fin troppo netto.

Difficile dunque seguire le vicende dei personaggi, anche perché il fulcro della sceneggiatura questa volta non è seguire la pista di un serial killer o l’eroe di turno, ma riconoscere in che epoca ci troviamo e individuare velocemente l’associazione dei volti del passato, presente e futuro delle tre famiglie coinvolte.

Adesso che abbiamo le idee più chiare su “chi è chi” e su come si sia formato questo famigerato wormhole, siamo pronti a capire tutto il resto. O forse no.

COMMENTO
Il misterioso Dark finalmente sceglie con la stagione numero due di fare chiarezza (in parte) su alcuni avvenimenti lasciati in sospeso diversi mesi fa. Se la prima stagione era permeata da un affascinante alone di mistero che ancora non riusciva a dare una dimensione emozionale effettiva al racconto tedesco, ora Dark diventa a tutti gli effetti una fiction fantascientifica intrigante. Il tempo, croce e delizia di centinaia di racconti di fantasia, in Dark riveste solo un ruolo negativo: è lui ad essere il burattinaio delle vite degli inermi personaggi della serie, che spesso si ritrovano imprigionati in dimensioni temporali che delineano drammaticamente le loro vite. Avere la capacità di camminare tra le maglie del tempo non è un vantaggio in Dark, perché ogni azione sembra proprio che non abbia alcuna valenza effettiva su avvenimenti che sembra debbano comunque accadere. E poi , dulcis in fundo, l’assenza totale del pericoloso paradosso temporale conferisce al racconto vie attualmente poco esplorate dalla narrativa e dal cinema, per far confrontare copie di noi stessi appesantite non solo dalle rughe in volto, ma anche da sensi di colpa che hanno trasmutato innegabilmente l’anima e il corpo.
7.7
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".

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